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Giovanni Verga vita e opere

Giovanni Verga è stato uno scrittore, drammaturgo e fotografo italiano, considerato il maggior esponente della corrente letteraria del Verismo.

Giovanni Verga vita e opere

Giovanni Verga a nasce a Catania nel 1840. Dopo aver trascorso gli anni della formazione in Sicilia, compone i suoi primi romanzi. Nel 1865 si trasferisce a Firenze, allora capitale del Regno d’Italia.
Dal 1872 vive a Milano, allora il centro culturale piè vivo della penisola: qui conosce Luigi Capuana, scrittore, scrittore e teorico del Verismo.
Le opere piè importanti sono pubblicate nel giro di pochissimi anni: è del 1880 Vita dei campi, una raccolta di novelle veriste, del 1881 I Malavoglia, del 1883 le Novelle rusticane, del 1889 il romanzo Mastro-don Gesualdo.
Nel 1893 Verga rientra definitivamente a Catania, dove conduce vita solitaria, continuando a comporre opere narrative e teatrali. Muore nel 1922.

 

Primi romanzi:

Verga esordisce come romanziere, giovanissimo, con alcuni romanzi storici: Amore e patria, I carbonari della montagna, Sulle lagune. A una secon­da fase appartengono romanzi di ambien-tazione moderna, tutti caratterizzati dalla passionalità delle storie, dal forte tono sentimentale e dall’estrazione sociale quasi sempre elevata dei protagonisti: Una peccatrice, Èva, Storia di una capinera, Tigre reale, Eros. In questi testi è presente anche un certo autobiografismo, con riferimenti sia alle vicende della prima giovinezza dell’autore, sia soprattutto agli ambienti mondani milanesi e alla vita galante che lo scrittore conduceva nel capoluogo lom­bardo.

 

I Malavoglia:

Fu ideato già nel 1874-75 come una novella (Padron ‘Ntoni) e si trasformò poi in un romanzo, pubblicato nel 1881. Secondo il progetto di Verga, doveva essere il primo romanzo di una serie intitolata I vinti. In una lettera a un amico, Verga descrive la serie come una «fantasmagoria della lotta per la vita, che si estende dal cenciaiuolo al ministro e all’artista, e assume tutte le forme dall’ambizione all’avidità al guadagno»: in altre parole, un’analisi della lotta che gli uomini, a ogni livello sociale, sostengono pe: migliorare la propria posizione, e da cui escono, in vari modi, sconfitti (da qui il titolo del ciclo). Gli altri titoli dovevano essere: Mastro-don Gesualdo, La Duchessa di Leyra, L’onorevole Scipioni, L’uomo di lusso, con protagonisti di livello sociale sempre più elevato.

Mastro-don Gesualdo:

Uscì a puntate nel 1888 su «Nuova An­tologia» e in volume nel 1889. Il secondo romanzo del ciclo dei Vinti è anche l’ultimo: Verga scrisse solo alcuni capitoli dei successivo La Duchessa di Leyra. Il protagonista, Gesualdo, a differenza dei Malavoglia non lotta più semplicemente per la so­pravvivenza e per custodire la casa della famiglia. La sua ambizione è quella di innalzarsi socialmente: egli vi riesce in apparenza, ma paga un prezzo altissimo con la solitudine e il vuoto di affetti che lo circondano. Anch’egli è quindi uno sconfitto dalla vita: il pessimismo di Verga si fa ancora più accentuato.

Il teatro

Verga trasse i soggetti per drammi e commedie dalle sue novelle, sia di ambiente siciliano e «rusticano», sia di ambiente borghese. Fra i più famosi ricordiamo La lupa, da una novella di Vita dei campi, e soprattutto Cavalleria rusticana. dalla stessa raccolta, celebre per essere stata musicata da Pietro Mascagni.

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