Nella lirica San Martino di Carducci, descrive l’atmosfera festosa del giorno di San Martino, cioè l’11 novembre in un borgo della Maremma Toscana. Questo giorno è molto importante per i contadini perché segna la fine del lavoro nei campi e l’inizio della sventura, cioè del travaso del vino dai tini, dove è stato messo a fermentare, nelle botti. All’allegria del borgo si contrappone la malinconia del paesaggio autunnale avvolto nella nebbia e colto all’ora del tramonto “tra le rossastre nubi”.
Nella prima strofa della poesia di San Martino di Carducci si crea uno sfondo paesaggistico della lirica. Infatti il paesaggio viene descritto con la nebbia che copre tutti gli alberi spogli e secchi sui colli, che quando piove l’altezza della nebbia aumenta. Nella seconda strofa, invece, si sposta l’attenzione al borgo.
Infatti questo posto tra le sue vie dal ribollire dei tini si sente l’odore aspro dei vini che rallegra le anime. Nella terza strofa, si concentra l’ambiente domestico interno. Infatti sui ceppi accesi gira lo spiedo facendo colare il grasso della carne messa ad arrostire, mentre un cacciatore fischia sull’uscio a guardare. Infine nell’ultima strofa si collega alla figura del cacciatore intento a osservare le rosse nubi e poiché è l’ora del tramonto, gli stormi di uccelli sono paragonati dal poeta ai pensieri degli uomini che fuggono e si allontanano nella sera per migrare.

