Vittorio Alfieri è nato in Asti nel 1749, da nobile famiglia, ancora ragazzo entrò nell’Accademia militare di Torino da dove uscì nel 1766. Tuttavia mise subito da parte la divisa di ufficiale e si mise a viaggiare attraverso l’Italia e l’Europa. Condusse per più anni una vita irrequieta finché, tornato in patria, non scoprì la sua vocazione per le lettere e soprattutto per il teatro.
Nel 1775 compose la prima tragedia Cleopatra, ma già si era accorto di mancare di una cultura sistematica e di avere poca dimestichezza con la lingua italiana, perciò si dedico con straordinario impegno ad uno studio intenso dei classici latini e italiani, mirando a rendersi padrone soprattutto dei modi linguistici toscani.
Frattanto, nel 1777 aveva conosciuto a Firenze Luisa Stolberg, contessa d’Albany, cui rimase legato per tutto il resto della vita. Infatti, la seguì in Francia e con lei fuggì da Parigi nel 1792 a causa degli eccessi della Rivoluzione, per riprendere dimora a Firenze ove si spense nel 1803.
Opere:
Rime: sono rappresentate da oltre trecento componimenti, per lo più ispirati dall’amore per la contessa Albany; ma non pochi sonetti rispecchiano atteggiamenti particolari dello spirito alferiano che si esalta nel culto della libertà e si agita nella solitudine delle sue passioni.
Vita (1792-1803): è un autobiografia in cui l’autore, più che narrare le vicende del proprio passato, delinea la sua storia intima. Essa è divisa in quattro parti, o meglio epoche, come lo stesso Alfieri le chiama puerizia, che si riferisce ai nove anni di vegetazione dal 1749 al 1758; adolescenza, che abbraccia i successivi otto anni di ineducazione trascorsi in Accademia; giovinezza, che comprende il resoconto dei viaggi e delle dissolutezze fino al 1775; virilità, che dà notizie degli studi e dei lavori compiuti dall’Alfieri fino alla morte.
Della tirannide (1777-1801): è la più viva delle opere politiche alferiane; egli la scrisse sotto l’influenza di autori illuministi (Montesquieu, Voltaire…) riprendendone le idee, ma con formulazioni rigide, esprimendo una concezione aristocratica e individuale della libertà.
Tragedie (1775-1798): sono scritte in endecasillabi sciolti e distribuite in cinque atti; si uniformano alle regole classiche, rispettando le unità aristoteliche di luogo, tempo azione. Sono ventuno e i loro soggetti sono tratti dalla:
Mitologia greca (Polinice, Antigone, Agamennone, Mirra…)
Storia romana (Virginia, Ottavia, Bruto I, Bruto II…)
Storia medievale e moderna (Rosmunda, Filippo, Maria Stuarda, La congiura dei Pazzi…)
Bibbia (Saul).

