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Ugo Foscolo opere

Foscolo cominciò a scrivere sin da ragazzo, odi, sonetti, canzoni e altre composizioni di vario metro: sono esercizi letterari, testimonianza di un apprendistato poetico che rivelano l’influsso della galanteria arcadica alla serenità neoclassica.

L’opere di Ugo Foscolo si dividono in: le Odi, i Sonetti e le Grazie.

Le Odi:

La medesima necessità, vissuta nei sonetti, di ordinare ed equilibrare il proprio animo, di mitigare dentro di sè la commozione poetica, di piegare l’esuberanza sua romantica alla misura classica e di cantarla con distaccata contemplazione artistica, ritroviamo nelle due odi:

  • A Luigia Pallavicini caduta da cavallo: Mentre il Foscolo si trova a Genova, assediata dagli Austriaci, la Pallavicini, cade da cavallo e rimane ferita: la sua bellezza minaccia di restare deturpata. Il poeta le augura una presta guarigione. La consola ricordandole che anche Diana, precipitata giù per le pendici dell’Etna dalle cerve impaurite, ritornò, più bella tra le sue ninfe.
  • All’amica risanata: Protagonista è una donna amata dal Foscolo, la Fagnani-Arese, che egli rappresenta tornante in società dopo una lunga malattia, ammirata nelle sale milanesi mentre canta accompagnandosi con l’arpa, e mentre danza. L’ode si solleva in un’aura di mito e di simbolo, e diventa chiara ed alta celebrazione della bellezza femminile ed insieme lirica tradizione della nuova religione del poeta: della Bellezza, conforto dell’uomo, e della poesia eternatrice: la bellezza della donna, cantata dai poeti, diviene immortale.

I sonetti:

Sul fascicolo IV dell’ottobre 1802 del «Nuovo Giornale dei letterati» di Pisa, Foscolo pubblicò, con il titolo Poesie, otto sonetti, per lo più di carattere amoroso, nei quali si percepisce il senso della tristezza ineluttabile e si affronta il tema della bellezza come ristoratrice per l’animo del poeta. Malgrado l’apparente organicità i dodici, imponenti sonetti riflettono i diversi periodi della loro produzione e raggiungono obiettivi anch’esse differenti.

Le Grazie: (1803-1827)

E’ un’opera neoclassica incompiuta sulla Bellezza  che rasserena, dà pace. L’opera rimane incompiuta nonostante le sue quattro edizioni (1812, 1813, 1814, 1822).  È stata dedicata a Canova ed è articolata in tre inni.

  • 1° inno-Venere:  La nascita di Venere porterà fra gli uomini la civiltà (funzione civilizzatrice). Ambientato nell’antica Grecia, nel passato.
  • 2° inno- Vesta:  È la custode del fuoco, conserva le tradizioni familiari.  Ambientato a Firenze, nel presente.
  • 3° inno-Pallade: Minerva fa tessere un velo per proteggere le tre grazie e fargli portare nel mondo poesia, arte, cultura, civiltà. Il velo rappresenta allegoricamente la liberazione dalle passioni. Ambientato ad Atlantide, terra del mito, nel futuro.
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