Ultimi canti di Leopardi
L’irrealizzabilità della passione amorosa e la parallela maturazione della poetica “eroica” sono le premesse da cui Leopardi parte per l’ultima parte della sua vita, dal 1834 al 1837.
Un testo decisamente significativo in tale ottica è la Palinodia al marchese Gino Capponi (primavera 1835). Una lunga epistola in endecasillabi sciolti in cui il poeta, rivolgendosi allo storico e politico Gino Capponi(1792-1876), esponente della corrente liberal-moderata toscana. Finge di ritrattare le proprie posizioni filosofico-letterarie e il proprio pessimismo, con tono satirico e stile letterariamente elaborato. Al tempo stesso, Leopardi mostra sottilmente l’infondatezza dei miti del progresso scientifico e della modernità, che, secondo il poeta, distrugge la felicità umana.
Accomunati a questa prospettiva sono i Paralipomeni della Batracomiomachia(composti a partire dal 1830-1831), un’opera satirica contro i sovrani italiani. I moti risorgimentali delle società segrete e gli intellettuali liberal-romantici. Sempre di questo filone, amaro e disilluso, fa parte I nuovi credenti (1835), una satira in versi che polemizza ancora contro lo spiritualismo cattolico. Ritorna anche il tema della morte. Costante nella poetica leopardiano, in due canzoni “sepolcrali”come Sopra un basso rilievo antico sepolcrale (1834-1835) e Sopra il ritratto di una bella donna (1834-1835).
“La ginestra” e “Il tramonto della luna”
Ma è con La ginestra (1836) che il poeta tocca il vertice della propria poesia; è qui che, come scrive Walter Binni in La protesta di Leopardi, “si svolgono più apertamente i motivi eroici del suo animo, le punte estreme della poetica leopardiana”. In questa lirica una solitaria ginestra, che cresce sul Vesuvio, induce il poeta a riflettere sulla possibile fratellanza tra uomini, come unico conforto e difesa contro la Natura, “che de’ mortali | madre è di parto e di voler matrigna”. La ginestra, in Canti. Secondo l’ultimo Leopardi, solo un coerente materialismo – che però non sfoci in un nichilismo nullificante – e un avvertito razionalismo, ispirato dai valori illuministi, consentono di affrontare la tragica realtà dell’esistenza, aprendo una prospettiva di solidarietà tra gli esseri umani.
L’ultimo testo leopardiano viene composto pochi giorni prima della morte. Il 14 giugno 1837: Il tramonto della luna riprende alcuni temi cari al poeta (la fine della giovinezza, il crollo delle illusioni, la morte come fine della vita umana). Chiude nodo l’esperienza poetica dello scrittore su toni di cupo ed incurabile pessimismo.

